BIOGRAFIA UFFICIALE

Era un sabato il 10 Novembre del 1990, il giorno in cui per la gioia di mamma Galia e papà Giovanni vengo al mondo a Orzinuovi in provincia di Brescia. Un’infanzia felice la mia, allietata dalla nascita dei miei due fratelli, Ivan e Michele, gemellini nati nel 1993

Ho vinto ad oggi oltre 70 medaglie e questa è la mia storia.

Il 1997 è l’anno che segnerà per sempre la mia vita, almeno quella sportiva. Mia mamma per dare pace alle mie insistenze di voler andare in palestra mi iscrive ad un corso di danza. Capisco subito che la danza e la ginnastica sono due cose completamente diverse. Io voglio fare GINNASTICA! Soprattutto lo capisce mia mamma, che è costretta nuovamente a mettersi alla ricerca di una palestra dove possa frequentare un corso di ginnastica artistica, perché è quella la disciplina che vidi fare in tv ad una ginnasta impegnata alla trave e che mi affascinò. Diventò una mia fissazione. Ed alla mamma non rimase altro che accontentarmi portandomi alla “Liberi e Forti” a Castelleone, un comune della provincia cremonese, vicino a quello dove abitavamo.

Fu l’anno della svolta, delle grandi decisioni che dovettero prendere soprattutto i miei genitori. La mamma, che in gioventù era stata pure lei ginnasta, si rese conto che nella società dove mi allenavo, il numero degli allenamenti non erano sufficienti e probabilmente il livello non era all’altezza delle aspettative. Di nuovo in cerca di qualcosa di meglio… A Brescia c’era la Brixia, club di tutt’altro livello rispetto a dove avevo provato per alcune settimane e la nostra attenzione si rivolse verso quella società che è la stessa dove mi alleno tutt’ora. Una prova, qualche esercizio per testare le mie capacità fisiche e venni presa.
Il problema più grande non furono le mie qualità che colpirono subito gli allenatori della Brixia, ma il fatto che la Brixia distava circa 50 km da casa. Per I miei genitori fu una scelta importante perchè li costrinse a grandi sacrifici. Ancora oggi sono grata a loro per avermi dato la possibilità di allenarmi a Brescia nonostante gli sforzi quotidiani di sobbarcarsi quattro volte al giorno la strada da Genivolta e Brescia e viceversa. Presto dovetti anche trasferirmi con la scuola a Brescia.
Allenamenti al mattino, breve pausa per pranzare e tirare un po’ il fiato, poi nel primo pomeriggio la ripresa degli allenamenti e verso le 18 iniziava la scuola privata serale. Avevo solo 8 anni ma già capivo che quello sport che tanto amavo mi sarebbe costato sacrificio.

Dopo lunghi anni di allenamenti estenuanti arrivarono i primi risultati. A Fermo vinsi il Campionato nazionale di Categoria Allieve. Lo stesso anno ho esordito con la nazionale italiana Juniores  dell’incontro Italia-Gran Bretagna, classificandomi 2ª nel concorso generale individuale.
2003
A Montevarchi ho vinto il Campionato di Categoria Juniores A Mestre, ai Campionati Assoluti, mi sono classifica 5ª nel concorso generale individuale, 2ª al corpo libero e alla trave. E quello stesso anno vinsi anche il primo scudetto con la Brixia all’età di 13 anni.

Vengo convocata, insieme a Giorgia Benecchi, Francesca Benolli, Roberta Galante e Federica Macrì, dalla nazionale per gli Europei Juniores, ad Amsterdam.
Furono i miei primi Campionati Europei e portammo a casa la medaglia di bronzo nel concorso a squadre, mentre individualmente conquistai l’argento nel concorso generale individuale e anche la medaglia di bronzo alla trave. Inoltre in serie A1, vincemmo ancora lo scudetto con la Brixia.
Ai Campionati Assoluti di quell’anno ho vinto il titolo nazionale alle parallele.
Infine ricevetti il premio agli Oscar della Ginnastica come “Giovane ginnasta italiana”.

Questo anno resterà indelebile nella mia memoria, perché convocata in nazionale per partecipare ai Giochi del Mediterraneo di Almería, in Spagna, conclusi la competizione vincendo una medaglia per ogni gara! Pensate che ci sono state sei competizioni ed ho portato a casa 5 ori ed un argento, fin qui penserete: caspita chissà che felicità, invece no! Perché non mi andava giù di non essere riuscita a fare 6 ori su 6 e se fino ad allora il mio soprannome era la farfalla di Orzinuovi, da quel momento venni definita LA CANNIBALE DI ORZINUOVI, certo che sportivamente è un soprannome forte, ma avevo solo 15 anni ero una ragazzina graziosa dopotutto.
Ma non finì qui perché partecipai anche Al Festival Olimpico della Gioventù Europea a Lignano, ed oltre al bronzo vinto nel concorso a squadre, vinsi la medaglia d’oro nel concorso individuale e al corpo libero, l’argento al volteggio e il bronzo alle parallele.
Con la Brixia Brescia vinsi anche il 3º scudetto personale e vinsi per la prima volta il titolo di Campionessa Italiana Assoluta, portando a casa anche la medaglia d’oro alle parallele asimmetriche ed alla trave e l’argento al corpo libero. Un ultimo anno da Juniores da urlo. Una stagione perfetta perché l’anno dopo sarei diventata Senior, quindi avrei gareggiato contro le ginnaste più forti al mondo.
Ci pensate ? A 15 anni mi preparavo per il grande salto.

Questo fu l’anno della svolta, del grande cambiamento perché passai da atleta Junior alla massima categoria, ovvero Senior. Il gioco si intensifica ed è questo il momento di farsi valere e confrontarsi con le migliori ginnaste al mondo. In questo stesso anno, mentre preparavo la mia grande impresa, per la conquista della medaglia mondiale, titolo mai conquistato da una ginnasta italiana, io e la mia famiglia dovemmo affrontare una grande perdita… mia nonna venne a mancare, quella nonna vicina alla propria famiglia, premurosa ed innamorata dei propri nipoti ai quali dedicava una meticolosa attenzione. Fu un duro colpo per tutta la mia famiglia.

Mi ricordo che ogni giorno mi ripresentavo in palestra con quella fame di vittoria e quella voglia di lottare, da lì a poco era previsto il mio debutto ai mondiali.
L’appuntamento si presenta in fretta, e partii per la Danimarca destinazione Mondiali di Aarhus.

Arrivò la convocazione e con la squadra composta da Me, Lia Parolari, Federica Macrì, Monica Bergamelli e Carlotta Giovannini partimmo in direzione Europei di Volos, era il mio primo campionato europeo da senior.
Nella gara di qualifica a squadre arrivammo al terzo posto, ed io centrai ben 3 finali (trave, corpo libero e parallele).
Arriva il giorno della finale a squadre e con una gara superba operammo il grande sorpasso a Russia e Romania salendo così sul gradino più alto, non era mai accaduto nella storia dell’italia, per la prima vincemmo l’oro Europeo. Non finisce qui, perché i giorni seguenti gareggiai per le finali individuali, ed al mio primo Europeo oltre al grande risultato di squadra vinsi l’argento al corpo libero.

Era Il 16 ottobre, quando feci il mio debutto. Una gara di qualificazione molto selettiva ma che mi diede subito grandi soddisfazioni. Per la prima volta nella storia dei mondiali una ginnasta italiana era riuscita a qualificarsi per ben quattro finali: concorso individuale, parallele, trave e corpo libero. Una gioia indescrivibile, ma ancora ignara di quello che mi sarebbe accaduto di grandioso qualche giorno dopo. Ricordo bene che alla vigilia della grande gara mi sentivo preparatissima, oltre a detenere il primato per essere stata la prima ginnasta italiana ad eseguire lo Tsukahara avvitato “Silivas”, un elemento che poche al mondo sanno eseguire, ero la prima ginnasta al mondo ad eseguire un esercizio con cinque diagonali, erano anni che, ogni giorno, entravo in palestra pensando a questo momento ed era finalmente arrivato.
Tre giorni dopo la qualifica, il 19 ottobre, arriva il momento della grande finale. Ad un paio di settimane dal compimento dei sedici anni ero pronta a giocarmi un posto nel libro dei record! Di quel giorno, di quella gara, mi ricordo ogni preciso momento, ogni emozione vissuta, ogni piccolo consiglio che mi dava Enrico, ogni punteggio conquistato. Dopo la seconda rotazione sono in testa, ma sapevo che sulla trave mi giocavo molte delle mie chance di poter salire sul podio. Il “salto raccolto con un avvitamento”, mi fa cadere dalla trave, ma non per questo mi demoralizzo. Il resto dell’esercizio è perfetto e questo mi permette comunque di strappare un buon punteggio. Scendo in seconda posizione nella classifica generale provvisoria, ma sono consapevole che al corpo libero ho la mia carta migliore da potermi giocare.
Arrivò l’ultimo attrezzo, il mio amato corpo libero. In quel momento ero da sola a lottare contro le super potenze mondiali con il tricolore sul cuore. Arriva il mio turno, Enrico il mio allenatore, ammette di aver capito che la vittoria era in tasca quando salii in pedana, a detta sua, in veste di “Cannibale “. Sulle note del “Nessun Dorma” eseguii il mio esercizio, e scesi dalla pedana… L’attesa cresceva a dismisura, perché il punteggio tardava ad uscire, ma improvvisamente sul tabellone appare il mio nome al primo posto, tutto il palazzetto comincio ad applaudire e tutta la delegazione italiana, con i miei genitori, il mio allenatore e il mio presidente, Folco Donati, scoppiarono dalla felicità. Fu così, che per la prima volta nella storia della ginnastica, la medaglia d’oro era Italiana . La storia fu scritta e da quel giorno il mondo intero conobbe il mio nome… Vanessa Ferrari.
Nei due giorni successivi partecipai alle altre finali conquistando un bronzo alle parallele asimmetriche ed bronzo al corpo libero, concludendo con 3 storiche medaglie il mio primo mondiale.
***Il 23 ottobre 2006, a Roma, ricevetti il Collare d’Oro del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, massima onorificenza del CONI.

***L’8 gennaio sono stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, su iniziativa del Presidente della Repubblica.

Esordio da sogno anche in Coppa del Mondo. A Parigi ho gareggiato all’Internationaux de France, competendo alla trave, alle parallele asimmetriche e al corpo libero. Bene nel mio debutto in Coppa del Mondo, non solo centrai tutte le finali, ma nei tre concorsi vinsi altrettante medaglie d’oro. Ero contenta perché l’onda lunga dei festeggiamenti per la vittoria iridata non aveva per nulla intaccato la mia vita di atleta. Avevo vinto e continuavo a farlo.

Il 28 aprile partecipai ai Campionati Europei di Amsterdam, dove vincendo la medaglia d’oro nel concorso generale individuale mi laureai campionessa continentale. L’oro del mio beneamato corpo libero non mi sfuggì neppure in terra olandese. Per quanto riguarda la serie A, con la Brixia vinsi ancora lo scudetto.

Il 12 agosto, per la terza volta consecutiva, vinsi il titolo individuale dei Campionati Assoluti. Il giorno seguente vinsi la medaglia d’oro alla trave, alle parallele asimmetriche, al corpo libero e anche un bronzo al volteggio.

Arrivarono poi i Mondiali di Stoccarda, qualificanti per le Olimpiadi di Pechino. Ad un anno dalla mia storica vittoria al mondiale del 2006, le cose non andarono bene come in Danimarca. Un salto “Comaneci” alle parallele asimmetriche non ben eseguito mi fece cadere. Persi qualche decimo di punto ma soprattutto mi procurò una frattura allo scafoide del piede. Nonostante questo non mollai, strinsi i denti e continuai a gareggiare e insieme a Silvia Zanolo, Francesca Benolli, Federica Macrì, Monica Bergamelli, Lia Parolari e Sara Bradaschia, ottenemmo la quarta posizione a squadre, il miglior risultato, mai raggiunto dalla nazionale italiana, fino a quel momento, ad un mondiale. Nella finale del concorso individuale, a causa di un’altra caduta dalle parallele e qualche imprecisione alla trave, arrivai terza a pari merito con la brasiliana Jade Barbosa, a soli 75 centesimi di punto dalla rumena Steliana Nistor che vinse l’argento. Durante la finale a parallele per la terza volta cade durante il “Comaneci”, mentre al corpo libero giunsi sesta con un distacco di soli 2 decimi dalla prima classificata e 75 centesimi dalla terza. Conclusi così, con un bronzo “All Around”, il mio secondo mondiale, uscendone oltretutto infortunata. Il mondiale di Stoccarda resterà purtroppo quello che segnerà l’inizio dei tanti infortuni di cui sarò poi vittima nella mia carriera.

Nel 2008, partii per gli Europei a Clermont-Ferrand, però, a causa del piede che continuava a darmi problemi non riuscii a far bene e non presi alcuna medaglia.
Il morale era a terra, dopo i successi dei due anni precedenti, i problemi fisici iniziavano a condizionare sempre più le mie prestazioni e la mia preoccupazione per il debutto olimpico incominciava a farsi pressante

Olimpiadi di Pechino 2008
Furono diramate le convocazioni e, nonostante una tendinite acuta, partii per la l’edizione olimpica di Pechino e fui l’unica minorenne dell’intera spedizione CONI. Con la squadra non andò bene perché finimmo al decimo posto, non riuscendo così a qualificarci per la finale riservata alle migliori otto nazionali. A livello individuale andò un po’ meglio visto che assieme a Lia Parolari, riuscii a qualificarmi per la finale del concorso individuale, ma il sedicesimo posto conquistato durante la gara di qualificazione non mi bastava di certo e soprattutto non mi permetteva di stare tranquilla. Le mie preoccupazioni si rivelarono purtroppo esatte. Una brutta gara con un paio di cadute e chiusi all’undicesimo posto, lontanissima da quelle che erano le mie aspettative. Chiusi in questo modo la mia prima avventura olimpica, senza medaglie, senza avere avuto la possibilità di mostrare il mio talento e con un grave peggioramento del tendine d’Achille destro.
Il periodo post olimpico di Pechino fu uno dei peggiori della mia carriera. Non mi capacitavo del fatto di aver sprecato l’occasione di essere protagonista ai Giochi Olimpici non per colpa mia. Forse non era colpa di nessuno, ma l’evidenza dei fatti è che avevo gareggiato in condizioni fisiche pessime e che oltre a non aver dimostrato il mio reale valore mi ritrovavo con un tendini letteralmente a pezzi. Furono mesi molto difficili. Molte giornate di stop, tanta riabilitazione e fisioterapia ed a marzo del 2009 tornai in gara in una competizione ufficiale: gli Europei di Milano. Vinsi l’unica medaglia della ginnastica azzurra con un argento al mio amato corpo libero. Con la Brixia vincemmo il decimo scudetto e agli assoluti di quell’anno vinsi nuovamente, conquistando così il mio quarto titolo assoluto.
A fine stagione ero di nuovo daccapo. Il dolore era insopportabile tanto da faticare pure a camminare non solo ad allenarmi. Giunsi così all’unica soluzione possibile: l’operazione al tendine d’Achille.

***Nel 2009 sono stata arruolata nel Centro Sportivo Esercito, con il grado di Caporal maggiore, ma continuai a gareggiare in serie A con il il mio club di appartenenza: la Brixia.

Dopo il lungo stop riabilitativo dovuto all’operazione al tendine d’Achille destro, feci il mio ritorno nell’aprile del 2010 agli Europei di Birmingham. Giunsi settima alle parallele asimmetriche e quarta al corpo libero: certo non furono grandi piazzamenti, ma considerato il lungo stop per i problemi al tendine li ho considerati come buoni risultati
In campionato di A1, con la Brixia Brescia vincemmo l’undicesimo scudetto della squadra.
Al Trofeo Città di Jesolo ottenni il bronzo sia nel concorso individuale che di squadra.
Ad Ottobre, ai Mondiali di Rotterdam arrivai undicesima nel concorso generale sui 4 attrezzi e sesta al corpo libero.

2011

A marzo tornai a gareggiare in Coppa del Mondo, nella gara dell’Internationaux de France: arrivai al 4º posto al corpo libero.
In aprile presi parte ai Campionati Europei di Berlino. Lo stato di forma non era certo ottimale ma ho considerato questa ennesima esperienza europea utile per tornare a respirare il clima delle grandi competizioni internazionali
A maggio, agli Assoluti di Meda, conquistai il mio quinto titolo assoluto, Il giorno seguente vinsi l’oro alle parallele asimmetriche e il bronzo alla trave, nonostante una caduta durante l’esercizio, inoltre la medaglia d’argento al corpo libero.

A ottobre partii per il mondiale di Tokyo, con la squadra arrivammo none e non riuscimmo a strappare direttamente il pass olimpico, fummo così costrette a cercare il biglietto per le olimpiadi di Londra attraverso il test event dell’anno successivo. In terra nipponica però, a livello individuale seppi farmi onore conquistando la finale dell’All Around e del corpo libero. La finale al suolo però rimase una chimera perché una banalissima distorsione mi privò dell’ennesima finale iridata.

 

Ci siamo, anno olimpico, dopo la delusione della mia prima olimpiade dettata dai problemi al tendine ero in cerca di riscatto. Non avendo ancora il pass olimpico dovevamo fare il Test-Event a Londra, non potevamo sbagliare, infatti, riuscimmo a qualificarci alle Olimpiadi e tornai a casa con la medaglia d’oro sia all-round che al corpo libero.

A giugno 2012 partecipai agli Assoluti di Catania. Grazie a dei buoni esercizi in tutti e quattro gli attrezzi, vinsi il mio sesto titolo Assoluto. Inoltre portai a casa la medaglia d’oro al corpo libero, l’argento alle parallele e, nonostante una caduta, il bronzo alla trave.

Olimpiadi di Londra 2012

Il 29 luglio riuscimmo a qualificare la squadra al settimo posto, piazzamento mai ottenuto in precedenza dall’Italia alle Olimpiadi, inoltre mi qualificai come sesta per la finale dell’All-around e come terza in quella del corpo libero.

Il 2 agosto nella finale All-around per colpa di qualche errore di troppo arrivai solo ottava, altro miglior piazzamento mai ottenuto nell’individuale da un’azzurra nella storia dei giochi olimpici, ma la testa era già alla finale al corpo libero…

Il 7 agosto fu il giorno della mia finale al corpo libero, nella quali mi ero qualificata con il terzo miglior punteggio. Feci il mio esercizio senza problemi, ottenendo un punteggio di 14’900 lo stesso della russa Aliya Mustafina. Mi figuravo già di salire sul podio per potermi mettere al collo finalmente la medaglia. Ma non avevo fatto i conti con i cavilli di un regolamento che ancora oggi non riesco a digerire. Alle olimpiadi, nella ginnastica, non è previsto il pari merito e per una regola (prevale l’atleta che compie un’esecuzione migliore, rispetto a chi porta un coefficiente di difficoltà maggiore) finii al quarto posto nonostante lo stesso punteggio!
Non posso descrivere a parole ciò che ho provato in quei momenti, perché dopo tutto ciò che avevo passato negli ultimi anni a lottare con problemi fisici, vidi sfumare ancora la medaglia Olimpica per una regola… Sarebbe stato un altro record perché nessuna italiana detiene medaglie olimpiche in questa disciplina e sono arrivata veramente ad un passo dal podio e l’ho visto svanire davanti ai miei occhi.
L’amarezza era veramente tanta e pensai così al mio ritiro, non ne volevo più sapere niente.

A dicembre 2012, dopo una breve vacanza per staccare la mente dalla batosta olimpica, parlai con il mio allenatore Enrico, il quale mi convinse a tornare in gara.

Dopo aver partecipato a qualche gara sparsa nel mondo come American Cup E Grand Prix di Glasgow, presi parte all’Internationaux de France, valido per la Coppa del Mondo e arrivai seconda alla trave. Dopo un periodo buio dalla delusione Olimpica e il rientro travagliato ero riuscita a impormi ancora e portare a casa una medaglia internazionale, però…
Il 24 marzo partecipai all’incontro internazionale Trofeo Città di Jesolo, durante l’esercizio alla trave eseguii il “raccolto avvitato”, un elemento complesso che ha un noto valore, fin’ da piccola l’ho sempre portato in gara perché è un movimento che se eseguito correttamente, permette al mio esercizio di schizzare in alto come nota di partenza. Purtroppo in quell’occasione non riuscii ad eseguirlo al meglio ed all’arrivo misi male il piede. Mi ritirai dalla gara. Solo anni dopo ho scoperto che quella botta mi aveva causato una microfrattura.
Poco dopo, nonostante l’infortunio, venni convocata per partecipare ai Campionati Europei di Mosca, ma l’impresa si fece ardua per via del recupero, infatti, non riuscii a qualificarmi ad alcuna finale. 


A giugno 2013, fui convocata ai XVII Giochi del Mediterraneo, a Mersin. Durante la giornata di qualificazione, valida anche come finale del concorso a squadre, sono riuscita a fare dei buoni esercizi. Nella finale a squadre vincemmo l’oro. Nonostante la caduta alle parallele riuscì a qualificarmi al primo posto per la finale del concorso individuale prima al corpo libero e seconda alla trave.
Il 23 giugno a distanza di otto anni, con un punteggio complessivo di 56,132, riuscì a vincere per la seconda volta l’oro individuale ai Giochi del Mediterraneo.
Il 24 giugno nelle finali di specialità vinsi l’oro al corpo libero e bronzo alla trave.
Grazie a queste vittorie portai a casa un altro pezzo di storia diventando l’atleta italiana più vincente nella storia dei Giochi del Mediterraneo in quanto vincitrice di otto medaglie d’oro, di cui cinque risalenti ai Giochi di Almeria del 2005.
Il 14 settembre partecipai al “Torneo Andrea Massucchi”, incontro amichevole tra Italia e Germania, a Vigevano, dove vincemmo la gara di squadra.
Arrivai al primo posto nella classifica del concorso generale, ottenendo i punteggi più alti al volteggio, trave e corpo libero; il secondo punteggio alle parallele. La gara andò bene e mi sentivo pronta per partecipare al mondiale che si sarebbe disputato il mese successivo.
Nell’Ottobre del 2013 partecipai, capitanando la nazionale italiana ai mondiali di Anversa 2013. In qualifica conquistai il pass per la finale All-around, corpo libero e trave.
Nella la finale All-around mi classificai al sesto posto, un piazzamento che mi gratificava dopo i tanti problemi di natura fisica che avevo accusato negli anni
Nelle finali di specialità, arrivai quarta alla trave, staccata di solo 33 millesimi dalla statunitense Simone Biles, che vinse il bronzo.
Nella finale al corpo libero, il mio attrezzo di punta, ero in cerca di riscatto dopo i vari problemi, delusioni e infortuni che costellavano un periodo non esattamente roseo. E fu proprio questo il mondiale del riscatto perché vinsi l’argento al corpo libero scrivendo un’altra pagina di storia e portando a 5 il numero di medaglie mondiali personali.
Il 30 novembre 2013 partecipai alla prima tappa della Coppa del Mondo a Stoccarda. Gara sui 4 attrezzi e vinsi il bronzo.
Il 7 dicembre partecipai alla seconda tappa della Coppa del Mondo a Glasgow e vinsi un altro bronzo All-around concludendo in bellezza il 2013 che fu un anno di riscatto per le medaglie a livello mondiale.

Il 1º marzo partecipai all’AT&T American Cup valida per la coppa del mondo: feci dei buoni esercizi e primeggiando al corpo libero arrivai quinta nel concorso generale. Il risultato mi garantì così un provvisorio secondo posto in Coppa del Mondo 2014 ma una conquista matematica del podio.
Il 5 aprile partecipai all’ultima tappa di Coppa del Mondo, a Tokyo vinsi la medaglia d’oro e mi aggiudicai così il secondo posto nella classifica generale portando così altri grandi successi nel mio Palmarès.
Il 30 aprile 2014 un nuovo palcoscenico importante… Europei di Sofia, in Bulgaria che per me è quasi una seconda patria essendo di madre Bulgara, infatti notai un grandissimo calore anche nel paese bulgaro.
Io gareggiai alla trave ed corpo libero, nella qualifica e con la squadra ci qualificammo con il quarto punteggio e io fui l’unica italiana a centrare le finali individuali (trave e corpo libero)
In finale a squadre arrivammo quinte, io però avevo ancora due finali da giocarmi…
Il 18 maggio fu il giorno alle finali individuali, arrivai quinta a trave causa di un brutto sbilanciamento, ma al momento del corpo libero tirai fuori tutto ciò che avevo dentro e feci un bellissimo esercizio totalizzando 14’800, stesso punteggio della rumena Larisa Iordache, anche se a pari merito vincemmo entrambe l’oro accrescendo ancora una volta il mio medagliere, portando a casa una medaglia con un valore personale enorme.

Domenica 8 giugno 2014 partecipai ai festeggiamenti per i 70 anni del Centro Sportivo Italiano, al cospetto di Papa Francesco, esibendomi con un esercizio alla trave sotto gli occhi di migliaia di persone in piazza San Pietro, fu un’emozione unica.

Nel mese di ottobre venni convocata per i mondiali di Nanning arrivammo quinte con la squadra, ed io sesta nel concorso generale individuale e quinta nella finale al corpo libero.
Al rientro dal mondiale in Cina cominciai ad accusare un forte e costante senso di malessere e stanchezza, venne così sottoposta a delle visite presso il centro di medicina dello sport di Roma. Gli esiti furono tutti nella norma secondo l’equipe romana, i giorni passano e in palestra mi sentivo cadere a pezzi giorno per giorno…

Il 7 febbraio 2015 partecipai alla prima tappa del campionato italiano vincendo con la squadra la 1ª tappa.
Però peggioravo continuamente non riuscivo a capire da cosa fosse dovuto tutto questo malessere e stanchezza, così andai a fare un check-up di esami a Brescia e si scoprì che il tutto era dovuto al maledetto virus della Mononucleosi che da mesi mi stava distruggendo.

Ad aprile del 2015 venni comunque convocata per gli Europei di Montpellier 2015, nonostante fossi ancora convalescente dalla mononucleosi: centrai la finale All-Around ma fui costretta a rinunciare alla finale, per colpa del malessere fisico dato dal virus, cedendo così la finale a favore della mia compagna Martina Rizzelli.


Dopo gli Europei del 2015, iniziai a stare meglio fisicamente a livello generale, però il virus lascia evidenti tracce del suo passaggio, infatti, il forte indebolimento fisico fece scaturire una forte tendinite al tendine d’Achille sinistro e da li iniziò un nuovo “calvario” della mia vita.

Ad Ottobre 2015 venni convocata per i Mondiali di Glasgow qualificanti per i Giochi olimpici. La preparazione è stata durissima, soprattutto per via del dolore acuto al tendine d’Achille. Strinsi i denti e insieme alle mie compagne arrivammo al 5º posto in qualifica, ipotecando così il pass diretto per le olimpiadi di Rio 2016, ricordo come fosse ieri i dolori lancinanti al tendine d’Achille e in questa trasferta erano presenti mio fratello Michele e il mio ragazzo Simone, i quali mi portavano a spalle dal palazzetto all’hotel perché avevo addirittura difficoltà a camminare. Centrai la finale individuale All-around, ma visto Il dolore al tendine d’Achille, decisi insieme al mio allenatore di non partecipare alle finali, visto che ormai avevamo ipotecato la qualificazione olimpica.
Ed ecco che in un batter d’occhio si ripresenta l’anno olimpico, il quadriennio è giunto al termine ed è il momento di stringere i denti e fare tutto il possibile per non mancare l’appuntamento più importante le Olimpiadi di Rio.

Partecipai alla quarta tappa di Serie A1 a Torino con la Brixia Brescia, gareggiando però soltanto alla trave, dove con un esercizio semplificato ottiene 13.600. Aggiudicandomi l’11 scudetto personale, il 14° per la Brixia.

Inizia l’estate e mancano due mesi alle Olimpiadi e confrontandomi con il mio allenatore, visto che i tendini mi davano problemi e condizionavano la mia preparazione, decidemmo di prendere parte ad una tappa di coppa del mondo per testare lo stato dei tendini e della preparazione fisica.

Tra il 23 e il 26 giugno partecipai alla tappa di coppa del mondo ad Anadia in Portogallo.  Gareggiai sui 4 attrezzi e centrai la finale a trave e corpo libero . Durante le finali mi posizionai quinta alla trave per via di una caduta durante l’esercizio, feci meglio invece a corpo libero, anche se con un esercizio semplificato per non rischiare molto in vista delle olimpiadi, riuscì a vincere la medaglia di bronzo. Questa gara oltre ad un test servì anche per riprendere un po’ confidenza in campo gara e riacquisire sicurezza in vista del grande appuntamento…

Il 9 luglio, ad una ventina di giorni dalla partenza per Rio, partecipai ai campionati nazionali assoluti di Torino 2016, il test per eccellenza in vista di Rio. Ero determinata più che mai, perché nonostante i problemi al tendine, che da tempo non la lasciano in pace, non ho mai saltato un allenamento ed ho vissuto ogni momento con il sogno di partire per la mia terza Olimpiade.

Nella prima giornata gareggiando sui 4 attrezzi vinsi il concorso generale, ipotecando il 7° titolo Assoluto aumentando così il record di vittorie, che già detenevo, in questa competizione. Grazie agli ottimi punteggi ottenuti centrai tre finali, ma decisi di non gareggiare alla finale al corpo libero per preservare i tendini.

Tornai in palestra, con l’entusiasmo di una magnifica prestazione, giusto il tempo degli ultimi arrangiamenti e ci siamo, è ora di partire per la terra Carioca.

Il 29 Agosto 2016 la partenza per le olimpiadi, salutai la mia famiglia e i miei due Husky: Sneja e Taiga

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Una volta arrivati a Rio non c’è tanto tempo per godersi l’atmosfera, giusto il tempo di sistemare i bagagli e via in palestra per un bel risveglio muscolare. Le condizioni di allenamento nei periodi di gara sono pesanti, infatti non esistono le buche e tutti gli arrivi vengono fatti in pedana, ciò non fa per niente bene ai miei tendini, fui costretta così a dosare al massimo il lavoro in vista delle gare.

Arriva la prima gara: la qualifica a squadre. Purtroppo non fu brillante la prestazione di squadra e non riuscimmo ad accedere alla finale riservata alle prime 8 squadre. Ma non ho tempo di pensare al risultato negativo di squadra, perché, durante la qualifica ho strappato un pass personale per la finale All-around e al corpo libero, grazie ad un bellissimo esercizio sulle note del “Nessun Dorma” riproposto a dieci anni dalla mia storica vittoria del mondiale di Aarhus.

Ero indecisa se partecipare o meno alla finale All-round, visto che volevo puntare tutto sulla finale del mio amato corpo libero, nella quale avevo maggiori possibilità ed una gara in più poteva compromettere il mio obbiettivo, però essendo un olimpiade decisi comunque di gareggiare anche in quella finale, ma senza buoni risultati.

Il 16 agosto è il giorno della mia finale, quella a corpo libero. Dall’Italia e dal mondo moltissimi seguono la gara via TV, ero l’ultima a gareggiare, le due americane Alexandra Raisman e Simone Biles eseguono esercizi incredibili e ricevono punteggi stellari, per via del tendine e di conseguenza della preparazione travagliata, non avrei mai potuto competere per i primi due gradini, ma volevo il terzo, volevo quella medaglia e volevo un altro primato italiano. Tocca a me, l’esercizio fila tutto in maniera impeccabile, ma all’arrivo dell’ultima diagonale feci un passo di troppo, la ginnastica è uno sport spietato e la minima imprecisione ti costa tutto, ricevetti una penalità e il punteggio assegnatomi incredibilmente mi fece piazzare al quarto posto dietro l’inglese Amy Tinkler.

Sembra uno scherzo ma purtroppo non lo è, per la seconda volta, arrivai al quarto posto non ottenendo altro che una medaglia di legno, fu comunque il miglior risultato di tutta la spedizione CONI della Ginnastica, ma ancora una volta dovetti incassare un altro duro colpo.

Si torna in Italia, non volevo assolutamente sentire parlare di ginnastica e dentro di me avevo solo un pensiero SMETTERE!

Andai in vacanza, per una decina di giorni, ad Alghero in Sardegna, insieme al mio ragazzo.

Al rientro a Brescia non potevo però non presentarmi in palestra davanti ad Enrico.

Una decina di giorni certamente non hanno cambiato le mie idee e quindi palesai anche al mio allenatore che per me era ora di chiudere la carriera, troppo amaro da digerire.

Al termine dell’incontro Enrico mi disse di prendere del tempo per pensare.

Non so spiegare il dispiacere provato vedendo vanificare tutti i miei sacrifici costellati da dolori al tendine e così decisi di operarmi per cercare di sistemare il problema della degenerazione tendinea, a prescindere dalla scelta di continuare o meno la mia carriera, il mio allenatore appoggiò subito la mia scelta.

Il 22 Settembre, presso la Poliambulanza di Brescia, andai sotto “i ferri” dell’ortopedico, Dott. Guido Zattoni. Dopo quattro ore tornai in camera, ad attendermi il mio ragazzo e mio papà con un mazzo di rose rosse, anche se inizialmente per colpa dell’anestesia avevo difficoltà a connettere ed ero un po’ spaesata. Più tardi arrivarono anche mia mamma e i miei fratelli, il presidente della Brixia, Folco, il mio allenatore e le ragazze della palestra e il fisioterapista, Alessandro…

Subito dopo iniziò il periodo di stop, inizialmente in carrozzina, successivamente in stampelle, seguito poi da una lunga riabilitazione. ***Durante il periodo con le stampelle venni convocata a Roma per il quarto posto ottenuto a Rio, ritenuto comunque un risultato eccellente. Mi presentai davanti al Capo di Stato Maggiore Dell’esercito ed al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il periodo di stop mi aiutò a livello psicologico perché avevo il tempo di riflettere sul mio futuro senza pressione, nonostante ciò, mi presentavo ogni giorno in palestra, anche in carrozzina, per osservare gli allenamenti delle altre ginnaste, e fu così che nacque la voglia di insegnare, dare consigli e condividere il mio bagaglio di esperienza. In quel momento di riabilitazione dall’intervento, iniziai a dedicarmi all’insegnamento, inizialmente seguivo le bimbe piccole ma quasi subito passai ad allenare alla trave le ragazze del progetto olimpico “Road to Tokio 2020”.
Durante la convalescenza, però, dentro di me è maturata la voglia di rivincita, cominciai così ad entrare nell’ottica di rimettermi in gioco, di riprovarci. Quindi chiesi un colloquio con il direttore tecnico, Enrico, che non aspettava altro, anche se lui fondamentalmente lo sapeva che non mi sarei arresa, perché sa come sono fatta! Così decidemmo di iniziare un nuovo cammino. 


Terminata la riabilitazione iniziai la preparazione fisica, tanta strada da fare e sicuramente in salita ma ormai l’obbiettivo era fissato, ovvero le Olimpiadi di Tokyo del 2020.
Il 16 settembre dopo mesi di allenamento, condizionato comunque dalla riabilitazione del tendine operato, partecipai alla finale del campionato di serie A1 svoltasi ad Eboli, contribuendo alla vittoria finale della sua squadra, gareggiando a trave e corpo libero.
Ad ottobre 2017 si svolgevano i Campionati Mondiali Individuali di Montreal. Vista la buona prova svolta in Serie A venni convocata per prendere parte alla spedizione, nel giro di un mese riuscii a preparare un ottimo esercizio con tutte le difficoltà e a studiare anche nuovi elementi per incrementare il mio esercizio e una volta ultimato partimmo per il Canada.
Durante la gara di qualificazione sbagliai nell’esercizio a trave ma mi rifeci subito dopo a corpo libero, nel quale con un buon esercizio centrai la finale individuale. Visto il travaglio dal quale arrivavo per me avevo già fatto un’impresa enorme entrando in finale tra le migliori 8 al mondo ancora una volta.

 
Il giorno 8 ottobre, ricordate bene questa data, perché io non la scorderò mai! Partecipai alla finale di specialità al corpo libero ma nell’eseguire la seconda diagonale (Rondata, Flick Tempo, Tsukahara) il tendine d’Achille sinistro si ruppe improvvisamente, vanificando tutto ciò che era stata la mia preparazione costellata di sacrifici per essere presente, ancora una volta, nella sfida tra le migliori al mondo. Terminò così la mia gara e venni immediatamente spostata in infermeria, dove ricordo che arrivarono subito mio padre e il mio ragazzo che erano venuti in Canada per assistere alla gara e la prima cosa che dissi fu: “Basta io ho finito!”. Si concluse così la mia spedizione canadese e rientrai in Italia e venni operata alcuni giorni dopo, a Brescia. Cominciò così, ancora una volta, la fase di riabilitazione senza sapere quello che sarebbe stato il futuro visto il morale sotto i tacchi che mi ritrovavo

E’ stato l’anno che ho interamente dedicato al recupero dall’infortunio di Montreal 2017, i social ormai fanno parte della quotidianità e in questi momenti sono stati fondamentali perché, anche se ho letto alcuni commenti del tipo << La Ferrari è finita>> o << E’ ora di ritirarsi>> che avrei preferito non sentire, ho notato che questi erano solo un’eccezione e che veramente ho ricevuto un sostegno generale fortissimo che mi ha aiutata veramente a passare quel momento buio. E questa volta ho iniziato a pensare che se così tanta gente crede in me, vuol dire che o siamo tutti pazzi oppure che c’è ancora speranza e ci sono ancora carte da giocare, si perché nonostante la mia età non giovanissima, comunque arrivo sempre a competere con le migliori al mondo e questo mi fa pensare molto…
Il periodo quasi infinito di riabilitazione ha iniziato a dare i suoi frutti e comincio a stare meglio, così che inizio a riprendere confidenza sugli attrezzi fino a riuscire a montare degli esercizi a trave e corpo libero. Ho postato continuamente foto e video del mio percorso di riabilitazione fino al ritorno sugli attrezzi e ancora una volta ho potuto percepire il calore di chi mi sostiene. La mia testa ormai si è indirizzata nel percorso di qualificazione per le olimpiadi di Tokyo 2020 come individualista, nel quale per ottenere il pass olimpico è necessario fare un percorso di coppe del mondo per specialità e lottare per la classifica mondiale.

Dopo un periodo interminabile e difficilissimo sono pronta per partire per un viaggio dall’altra parte del mondo, direzione Australia, per la mia pima tappa di Coppa del mondo, valida per la qualificazione olimpica di Tokyo 2020. Febbraio 2019 Melbourne, non avevo pretese visto il periodo passato e in qualifica feci un super figurone al corpo libero e centrai la finale con il primo posto. Il giorno della finale, a 503 giorni da quel maledetto infortunio feci il mio esercizio ipotecando il primo posto e con una gioia immensa salì sul gradino più alto del podio facendo suonare l’inno italiano. Quasi non ci credevo, dopo tutto ciò che ho passato, al mio ritorno vincere la tappa di coppa del mondo. Una grande soddisfazione.

 

Marzo 2019

Poco tempo per rendermi conto del primo successo e si parte nuovamente, direzione Baku.

Arrivai in Azerbaijan per una nuova tappa di coppa del mondo e la concorrenza si fa più spietata. nonostante il successo nella tappa precedente io ero arrivata alle gare con dei buoni esercizi, ma non al massimo delle mie potenzialità, chiaramente arrivando da un periodo così duro non avevo ancora raggiunto il top della forma. Gareggiai in qualifica centrando il pass per la finale e il giorno della finale feci un buon esercizio che valse  il bronzo, era il massimo che potevo fare, perché per il mio stato in quel momento non potevo dare di più. ma avevo comunque preso una medaglia e punti in classifica per la qualificazione Olimpica.

Aprile 2019

Dopo la tappa di Baku non rientrammo in  Italia, perché la settimana successiva era in programma un’altra tappa a Doha e andammo direttamente, questa gara fu quasi la fotocopia della precedente ed in finale presi nuovamente una medaglia di bronzo.

Chiuso queste tre coppe del mondo rientrai subito in palestra e parlai con il mio allenatore, con il quale, facemmo un resoconto. I risultati sono stati ottimi perché dopo il periodo di riabilitazione ho portato a casa 3 medaglie, una in ogni competizione, nonostante questo però avverto ancora fastidi al tendine e visto che il calendario gare prevede una pausa di 7 mesi abbiamo preso una decisione, abbastanza drastica. Essendo i miei esercizi al massimo delle mie possibilità in quel momento, ma non delle mie capacità ed essendo un percorso di qualificazione per le olimpiadi, se dovessi centrare la qualificazione olimpica non potrei pretendere di arrivare a Tokyo con esercizi che non siano al massimo e con dei fastidi al tendine, quindi abbiamo deciso di intervenire chirurgicamente per sistemare questi fastidi.

 16 Aprile 2019 venni operata a Pavia dal dottor Zanon, l’operazione prevedeva la rimozione di una sporgenza ossea sul calcagno del piede sinistro e una “pulizia di caviglia nel piede destro, durante l’operazione però si accorsero che al piede destro avevo anche un conflitto anteriore di caviglia e decisero quindi anche di limare un pezzo di tibia.

Finita l’operazione mi misero al corrente di ciò che avevano fatto e io ero soddisfatta perché avevano capito esattamente che io non dovevo avere ulteriori impedimenti e che avrebbero dovuto fare tutto per togliere i fastidi ai piedi.

La settimana dopo sono tornata in palestra per iniziare subito a fare potenziamento, anche se ero in carrozzina e successivamente in stampelle, il prossimo appuntamento è a Novembre, per la tappa di coppa del mondo di Cottbus e io voglio esserci.

Certo le operazioni non sempre danno i frutti sperati, ma io voglio giocarmi tutte le carte a disposizione per esserci, ancora una volta, perché non mi importa solo partecipare ma avere la possibilità di giocarmi qualcosa. 

Dopo il lungo periodo di riabilitazione, sono arrivata praticamente ad un mese, da quella che doveva essere la gara del mio ennesimo ritorno per cercare altri punti preziosi per la qualificazione Olimpica. Improvvisamente ho iniziato ad accusare alcuni problemi fisici, prima uno stiramento al polpaccio e in seguito un’infiammazione dei tendini del ginocchio, un fulmine a ciel sereno perché da li a poco sarei dovuta tornare in pedana in Germania, ma come se non bastasse a seguito delle analisi fatte al centro Olimpico di Roma mi viene diagnosticata una malattia autoimmune alla tiroide (tiroidite di Hashimoto), che da tempo lavorava a mia insaputa procurandomi varie difficoltà. Un’altra batosta inaspettata, che sommata ai problemi fisici precedenti mi ha costretta al ritiro da questa gara, anche se prima di questi imprevisti ero riuscita a raggiungere un’ottima forma fisica! Non temere, nulla è perduto, questo è quello che mi sono detta, dopotutto ne ho passate di peggiori un altro ostacolo in un percorso molto tortuoso dal quale non intendo assolutamente tirarmi indietro!!!

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